Tifosi

Il masochismo dei tifosi laziali

225440950-c4957177-ffdd-4046-ab41-ea6bdbe3c6b8Che nel DNA dei tifosi laziali ci sia un residuo di quell’odio fraterno tra Romolo e Remo è innegabile. Che nella scelta di tifare Lazio ci sia una vocazione al masochismo, alla sconfitta, alla marginalità, alla vocazione del perdente, deve essere altrettanto innegabile dopo quello che si è visto ieri sera. Uno stadio che esulta quando la prpria squadra subisce il gol. La forma più elementare di masochismo, quella che grida si….fammi male. Quella che ti fa insultare il proprio portire che compie belle parate. Muslera non deve aver capito le logiche dei tifosi.

Se vincete ve menamo, grida la curva Nord che fischia Zarate quando affonda in slalom nell’area dell’Inter e s’arrabbia con Muslera, l’unico giocatore della Lazio all’altezza della situazione in una partita finta. I tifosi biancocelesti sono di parola: meglio perdere e rischiare (poco per la verità) la serie B che regalare lo scudetto alla Roma. L’Olimpico, per una notte, tifa contro la sua squadra: unito, compatto, felice quando Samuel sblocca il risultato e firma il controsorpasso. Tifano per l’Inter gli ottomila tifosi nerazzurri che occupano mezza curva Sud, ma anche gli altri 45 mila laziali. «Scansatevi», l’emblematico striscione che campeggia in curva Nord durante il riscaldamento delle due squadre.

Applausi scroscianti per gli avversari. Stiscioni innegianti l’allenatore avversario ( sai la felicità del povero Reja chiamato per salvare questa banda brancaleone sia dal presidente che da loro stessi). Senza dignità e senza ritegno come si conviene a chi non avendo storia, treaguardi, speranze, affida la sua gioia ad altro. Chiaro caso da psicanalisi collettiva.

Il contorno, i laziali che tifavano apertamente per la sconfitta dei biancocelesti pur di togliere alla Roma l’ultima chance scudetto, un po’ è stato colore – perfino divertente data la situazione assolutamente insolita – ma molto è stato stucchevole. E alla fine anche inaccettabile: non può essere sport questo. Si è giocato in un clima surreale, col portiere Muslera – unico veramente impegnato nella Lazio – che è stato fischiato dopo ogni parata. Si è giocato con lo stadio unito dal tifo anti-giallorosso, e con la Curva Nord che invocava i gol nerazzurri. A parte il portiere la Lazio, ormai tranquilla per la salvezza, non ha praticamente giocato.

La cosa strana è che lo ha fatto in uno stadio Olimpico che tifava Inter più di San Siro. I tifosi laziali hanno gioito della sconfitta della propria squadra solo per fare un dispetto (un gran dispetto che vale uno scudetto) alla Roma. Come si può spiegare questo agli sportivi di tutto il mondo? Cattivo gusto, masochismo. E che nelle curve la culrtura dello sport in Italia sia stata sfrattata da anni è chiaro a tutti. Ma i tifosi non vanno in campo, le loro logiche sono diverse, lo sfottò vale più dei principi dello sport. Difficile da capire e giustificare è l’atteggiamento della Lazio. Hanno detto che l’Inter è forte e ha vinto con le sue forze, ma la partita ha detto cose diverse. Marcature e ritmo da amichevole. Una squadra che si è fatta condizionare dall’ambiente. In un anno povero di risultati per la Lazio, una sconfitta è stato il regalo più bello ai suoi tifosi.
E’ sport?

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mag  10
3
alle 10:33
da geko


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