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Stadio dell’Acqua Acetosa, arriva la “tassa del sudore”

acquaacetosaUna volta l’atletica era lo sport “povero” per eccellenza. Bastavano buone gambe, una pista pubblica e al massimo le scarpette adatte, al di fuori di tante logiche di mercato che hanno rovinato molti altri sport. Ora anche nei campi da corsa il vento inizia a cambiare e dal primo marzo, chi vorrà allenarsi allo stadio Paolo Rosi dell’Acqua Acetosa dovrà pagare il biglietto per entrare e un secondo gettone per farsi la doccia dopo l’attività fisica. La “tassa sul sudore” non va proprio giù all’associazione “Leprotti di Villa Ada” che in una lettera alla Federazione Atletica Leggera (Fidal) palesa, attraverso il Presidente Alessandro Leone, le sue perplessità per un’imposta che allontanerà la gente da questo sport ed è persino iniqua.
Chi, infatti, si allenerà alle terme di Caracalla o allo stadio della Farnesina, continuerà a farlo gratuitamente anche se si teme che il modello venga presto esportato a tutte le altre strutture del Coni. C’è da dire, aggiunge Leone che sta anche organizzando a breve una maratona di protesta, che “ogni anno sia il Coni che le associazioni sportive versano alla Fidal sostanziosi contributi, per la gestione degli impianti e il tesseramento degli atleti”, dunque i Leprotti ritengono di aver già pagato il loro “diritto a sudare”.

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gen  10
21
alle 09:15
da Simona Volpe

Ultimo commento:

di emiliano il 01/1/70

Ma perchè un atleta tesserato dovrebbe ripagare? In italia costa tutto il doppio rispetto a Fran...


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5 Commenti to “Stadio dell’Acqua Acetosa, arriva la “tassa del sudore””

  1. giovanni dice:

    una voce fuori dal coro: è giusto pagare una quota di accesso per usfruire di un servizio decente (spogliatoi puliti, pista ristrutturata, magari anche assistenza sanitaria)
    siamo il solito paese: tutto gratis, servizi scadentissimi e accessi senza controllo (quanti abusivi oggi ci sono negli impianti della capitale?)

  2. daniele dice:

    Può esser giusto pagare ma quanto?
    l’assistenza sanitaria? per poter avere solo il certificato per l’attività agonistica servono ormai circa 50 euro…
    La domanda giusta da fare è: perché prima non si pagava? qualcosa è cambiato inevitabilmente.
    Penso che correre in una pista di atletica, sport praticato sempre più raramente dai giovani, non dovrebbe costare più di 10 euro al mese…

  3. Marcello dice:

    Si tratta di una struttura gestita da un ente pubblico, CONI, che non dovrebbe avere finalità di lucro.
    Pertanto non è solo giusto che continuino ad essere gratuite ed usufruibili a tutti, ma è un sacrosanto diritto. Quelle strutture sono state realizzate e manutenzionate, davvero poco direi, con soldi pubblici. Alla stessa stregua allora in ogni struttura sportiva , leggasi Stadio Olimpico, dovrebbe essere chiesto un ticket forfettario annuale per accedervi ed ho come il sospetto che gli 80000 dell’Olimpico danneggino e creino più danni ogni domenica di quelle poche decine di podisti che ogni giorno corrono in pista all’acqua acetosa.
    Non è sempre vero che, quando pubblico, ciò che diventa a pagamento migliori, anzi….

  4. ALE dice:

    per Giovanni: da bravo italiano commenti e dai giudizi senza neanche aver letto la ns lettera! Se lo avessi fatto sapresti che siamo stati noi a proporre di far pagare i servizi (docce, spogliatoi, palestra, armadietti) ma di evitare la tassa sullo sport.
    Adesso se vuoi entrare al Paolo Rosi (senza usufruire di docce, spogliatoi e servizi in genere) e correre 1 solo chilometro o anche solo 100 metri devi essere (giustamente) tesserato in Federazione (e già per questo hai pagato) e poi all’entrata devi pagare 10 euro…se corri 100m allora paghi circa 100 volte il costo di Autostrade Italia s.p.a.!

  5. emiliano dice:

    Ma perchè un atleta tesserato dovrebbe ripagare? In italia costa tutto il doppio rispetto a Francia Germania Svezia e Olanda dalla benzina, alle assicurazioni auto, dalle visite mediche specialistiche, agli asili nido….paese di caproni….

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