Vita da “bamboccioni” nella Capitale, i costi e le difficoltà dei fuori sede
E’ di qualche giorno fa la proposta dell’Inpdap di elargire un contributo ai pensionati statali per ospitare gli studenti fuori sede. “Nonno house”, è questo il nome dell’iniziativa, è una delle risposte possibili ad un problema concreto: la difficoltà economica per i giovani di andare a vivere fuori casa. Roma è la città per antonomasia che ospita più fuori sede ma, assieme a Milano è anche la più cara di Italia e nonostante studiare sia ancora considerato un diritto, le agevolazioni e le borse di studio sono inadeguate rispetto al numero delle domande. Per i quasi 400.000 studenti fuori sede italiani, secondo l’Anci, ci sono poco più di 50.000 posti totali in residenze universitarie, vale a dire 1 letto ogni 8 persone. Il problema più grave risiede nell’illegalità all’interno degli studentati: il più delle volte, infatti, le strutture ospitano persone che non hanno niente a che fare con la vita universitaria o che hanno presentato certificazioni fasulle sulle proprio condizioni economiche, togliendo così la possibilità a chi ne avrebbe davvero diritto. La maggior parte degli studenti fuori sede sceglie dunque di affittare un appartamento da dividere con dei coetanei e qui ecco il tasto dolente del caro affitti: le cifre partono dai 260 euro per camera doppia ma si può arrivare a 700 per una singola a seconda delle zone: Trieste e Prati, quelle più care. “Pago 550 euro al mese per una stanza vicino zona Ottaviano, in una casa al primo piano rialzato, senza balconi e con un solo bagno per cinque ragazze”, racconta Michela, studentessa Lumsa di Avellino. Non è la sola: Anna di Trebisacce paga “Trecentocinquanta euro sulla Tuscolana più le spese”, Francesco di Foggia, quattrocento in zona San Lorenzo e il sardo Andrea quattrocentocinquanta in zona Prati “ma – afferma – il padrone di casa ha le chiavi e ogni tanto viene a farci una visitina per controllare se tutto è a posto”. E i contratti? Utopia, nella maggior parte dei casi. La modalità contrattuale più diffusa è quella del concordato secondo la legge 431/98 che fornisce ai padroni di casa non poche agevolazioni fiscali; nonostante questo la maggior parte degli affitti continuano ad essere in nero o comunque del tutto a sfavore degli affittuari. “Da dieci anni vivo a Roma – racconta Francesca V. – e ho cambiato cinque o sei case. Una sola volta ho avuto il contratto e il padrone di casa l’ha fatto pagare a noi”. “Siamo in tre – confida Luisa di Bari- con contratti da studentesse ma in realtà siamo lavoratrici ed una di noi ha anche la residenza qui”. Pochi contratti ma anche pochi controlli.
“Gli studenti sono in una situazione di debolezza come anziani ed extracomunitari – affermano dal Sindacato Unitario degli Inquilini ed Assegnatari, – nessuno tutela i loro diritti anzi se denunciano un’illegalità probabilmente saranno condannati a pagare come il padrone di casa. Il Sunia ha chiesto al Comune di Roma di mettere a disposizione un centinaio di alloggi per gli studenti che decidano di denunciare le situazione disagiate e al limite della legalità in cui vivono,naturalmente perché questo avvenga è necessario che sia garantita loro un’altra sistemazione. Solo una cultura della denuncia delle illegalità può arginare il fenomeno degli affitti in nero e tentare di migliorare in qualche modo la situazione.”
da Simona Volpe
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di Affittomatto Television il 01/1/70
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gennaio 25th, 2010 at 14:27
Carina questa inchiesta, anche se purtroppo conosco molto bene la situazione!!!!Ma tranquilli ci penserà il ministro Brunetta a financiarci con i 500 euro che toglierà ai pensionati….diventerà una guerra tra poveri!
maggio 21st, 2010 at 17:20
Caro affitto….ti denuncio!
- Vivete a Roma?
- Avete un affitto insostenibile e non riuscite ad arrivare alla fine del mese?
- Pagate 400€ in nero per una stanza in centro?
- Vivete in affitto in un monolocale senza impianti a norma?
…e, in generale…non ne potete più delle condizioni del vostro affitto?!
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