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Tezenis Porte di Roma: Malmenata dalla titolare!

TezenisPresso il negozio Tezenis a Porte di Roma una commessa è stata malmenata dalla titolare perchè si è rifiutata di firmare le dimissioni.

La storia è semplice nella sua atrocità:

Una ragazza che chiameremo Sara, dopo la prima busta paga nella quale non gli erano stati pagati 127 ore di straordinari, aveva chiesto dei chiarimenti ad una delle titolari.

La risposta è stata: “gli straordinari non si pagano” e se non era d’accordo poteva benissimo firmare le dimissioni.

Dopo neanche qualche giorno, la cosa saputa dall’altra titolare del negozio è degenerata arrivando ad un vero e proprio pestaggio della commessa apostrofato da insulti e frasi fasciste del tipo: “Non mi fanno pena neanche i cani io mi inchino solo davanti al Duce!”

Grazie ad un servizio delle Iene molte persone sabato scorso sono andate direttamente davanti al negozio Tezenis a protestare fino al punto di costringere i proprietari ad abbassare le saracinesche.

Da questa orrenda storia è nato un gruppo su Facebook a sostegno di Sara e contro i soprusi sul lavoro.

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apr  11
18
alle 04:53
da damiano rulli

Ultimo commento:

di Massimo il 01/1/70

Vorrei rispondere a Maria Tosti: Il discorso sulle colleghe, non le biasimo sull'avere paura del...

Regione, elezioni

La nostalgia del Duce

1266311805729_01117e4bOttantottesimo dell’Era Fascista. Sopra c’è scritto :«Dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede. Il mondo, me scomparso, avrà bisogno ancora dell´idea che è stata e sarà la più audace, la più originale (…). La storia mi darà ragione». Firmato: Benito Mussolini. E’ questa l’idea originale del candidato PdL Luigi Celori, capogruppo di AN alla Regione Lazio per farsi la campagna elettorale. Il “camerata” Celori ( si potrà chiamarlo così ?) se ne infischia di quello che pensa o dice Gianfranco Fini ( il ventennio fu il male assoluto). Se ne infischia di Forza Italia che col fascismo ha poco a che vedere e se ne infischia anche della candidata presidente Renata Polverini che di fronte a queste manifestazioni storce il naso. Ma Celori ripete orgoglioso: “me ne frego” e tira dritto. Sfogliare il calendario è, ovviamente, un salto indietro nel tempo tra fasci littori, slogan fascisti e ritratti di Lui. Insomma una piena, acritica e totale esaltazione del fascismo. A 60 anni di distanza. Se non è nostalgico Celori allora non saprei che dire.

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feb  10
16
alle 04:37
da geko